Main Menu
Home
Links amici
Cerca
Contatti
Fotografie
Puericultura
Preghiere
Art Gallery
I miei video (Youtube)
Login Form





Lost Password?
No account yet? Register
Vota
Lettera della coscienza all'indifferenza PDF Print E-mail
Written by Administrator   
Friday, 29 June 2007

 

  

 

 

Sono nostri fratelli!!!

 

Com’è possibile che al mondo ci siano persone che non hanno nemmeno un pezzetto di pane ammuffito da mettere sotto i denti?

Non ci sono scuse, questo pianeta è traboccante di tutto ciò che necessità per far vivere nell’abbondanza ogni singolo essere vivente.  

 

Abbiamo perso di vista il vero senso della vita, siamo miseri e fragili esseri perduti nel buio dell’immoralità, siamo come deboli zattere di legno solitarie, che vagano in mezzo al mare, in balia dei venti e delle tempeste.

La televisione c'inganna e c’infonde paure anziché speranze; con i suoi futili programmi e con i telegiornali che scaricano continuamente notizie disastrose addosso all’umanità, come se le nostre case fossero un grosso immondezzaio nel quale gettare tutti i mali e le immoralità della vita.

Le "cose" della quotidianità ci risucchiano in un vortice dal quale è diventato ormai impossibile fuggire.

Nasciamo impuri per natura, veniamo subito purificati, per poi rimanere cechi nel cuore e nell'anima; nessuno fa nulla per educarci al rispetto dei nostri simili.

Così cresciamo nella solitudine delle nostre esistenze, come fiori che non si sono mai aperti, che non hanno mai visto la luce e non si sono accorti della loro bellezza, delle loro vere umane potenzialità.

Siamo come spighe di verdeggiante grano maturo, travestite da erbacce secche ed appassite, che sotto il sole cocente e in balia delle tempeste, imprecano, maledicendo la natura e maledicendo i suoi fenomeni come causa dei nostri mali anziché comprenderne il vero significato di vita e prosperità.

Siamo convinti che tutto ci sia dovuto, non ci accontentiamo mai, siamo insaziabili, ingordi ed egoisti, bruciamo voracemente le risorse di questo meraviglioso pianeta e come combustibile utilizziamo le vite dei nostri simile che nel sud del mondo campano di polvere e di morte, siamo aridi di cuore, non gli lasciamo nemmeno gli avanzi delle nostre ingorde abbuffate.Lavoriamo come muli e le nostre aspirazioni più grandi sono, far carriera nel lavoro, avere la bella macchina da poter mostrare per sentirci più sicuri di noi stessi, la casa in montagna, quella al mare e un telefonino da 500 euro.

Le nostre donne con le loro 50 paia di scarpe, le loro  25 borsette e una pelliccia di visone che puzza ancora di morte, si atteggiano, impartiscono ordini alla badante extracomunitaria di turno, che ingoia faticosamente e con pazienza i bocconi amari dell’ingiustizia e dell’ignoranza, e non si accorgono che i loro figli crescono senza quei valori fondamentali di amore, rispetto e giustizia che possono realmente cambiare il mondo. Prendiamo, usiamo, consumiamo e gettiamo tutto senza fare nessuna distinzione tra un paio di vecchie, sporche e puzzolenti scarpe e la vita di tutti quei bambini ai quali tutti noi, con la nostra indifferenza, quotidianamente, impediamo di nascere uccidendoli volontariamente con l’aborto. 

Nelle case dei nostri fratelli meno fortunati mandiamo armi e soldati anziché educazione ed aiuti, esportiamo quella cosa che chamiamo democrazia, nei loro campi coltiviamo mine antiuomo anziché carote e patate, poi per ignoranza e ipocritamente, quando dopo una lunga fuga dall’inferno, dopo indicibili fatiche sbarcano sulle rive di quello che le televisioni hanno dipinto come un paradiso, li insultiamo e li umiliamo trattandoli come delle bestie, anziché dar loro  aiuto, comprensione ed  amore.

È vero ed innegabile che tra milioni di profughi si nascondono delinquenti ed assassini, ed è altrettanto vero che anche loro sono comunque vittime del sistema dei governi come lo siamo noi.Sfido chiunque a crescere in una famiglia povera, in uno stato dove la disoccupazione arriva a toccare il 30% della popolazione, tra umiliazioni e violenze subite per mano dall’ignoranza, a trasferirsi in un'altra parte del mondo, a confrontarsi improvisamente con una cultura completamente diversa, oltretutto pesantemente critica con un senso di potere, di superiorità e di arroganza da fare accapponare la pelle.

Lavorare per un misero stipendio, per molte ore al giorno e magari non avere nemmeno la possibilità di tornare al proprio paese per riabbracciare la propria famiglia per mesi o addirittura anni, non è sicuramente facile, metterebbe alla prova anche i nervi delle persone più equilibrate e mentalmente stabili.

Una sessualità violentemente distorta dai mezzi di comunicazione, dalla pornografia e dagli eccessi, fa si ché gli uomini più deboli, già colpiti da questa situazione di precarietà psico,fisico,intellettuale,affettiva, perdano di vista quel briciolo di coscienza che conservavano speranzosi e commettano violenze d’ogni tipo.

Le reazioni dell’uomo evoluto e civile dei paesi così detti democratici quali sono? …la pena di morte?... la legittima difesa attuata con una pistola in pugno? (in certi paesi una persona su quattro ha in tasca una pistola). 

 

Non abbiamo bisogno di democrazia, abbiamo bisogno di teocrazia, nel senso più stretto della parola.   

 

Quanti anni, secoli, ere, durerà ancora tutto questo? 

 

Duplice è l’umana natura, di questo inscindibile dualismo prevale la parte materiale che imprigiona l’anima, cercando così di evitare le sofferenze interiori che da essa ci vengono svelate attravesro le paure più profonde, così non accettiamo la morte come paura suprema e non la viviamo come passaggio a nuova vita ma come la fine del tutto.

 

Un faro all'orizzonte delle nostre esistenze ci sta indicando la giusta via da seguire da più di duemila anni, purtroppo la nostra vista è offuscata dall’egoismo, dalla cattiveria, dalla falsità e dalla paura di riscoprirci troppo deboli sotto questa pelle delicata.

Così ci siamo rivestiti di una corteccia durissima ed impenetrabile che ci fa rinunciare completamente alla nostra singolarità d'esseri viventi, alla nostra unicità di esseri pensanti ciascuno con la propria originalità e la propria natura caratteristica.

Qualcuno pensa e si mette in gioco per noi che come un gregge di pecore non parliamo per esprimere ciò che pensiamo, ma beliamo, ci mettiamo in fila e bruchiamo un po' d'erba di qua e un po' d’erba di là.

La sera rientriamo nella stalla, ci mettiamo a dormire in attesa di un nuovo giorno, nel buio della nostra esistenza, rinunciando a guardare la meravigliosa volta celeste che lassù brilla con i suoi misteri e ci ricorda che siamo sì pecore, ma pecore smarrite e Dio il nostro pastore ci sta ancora cercando.  

 

Last Updated ( Saturday, 12 April 2008 )